Gallo e Gallina
Interpretazione di un frammento del mosaico "Gallo e gallina", III secolo d.C., Museo Archeologico di El Jem, Tunisia
«Tre volte cantò il gallo — e tutto scomparve. Polvere, foschia e tenebra arretrarono davanti al suono, come se la notte stessa fosse stata soltanto un miraggio.» (estratto da «Vij» di N. V. Gogol)
Il gallo non è solo un uccello. È l’Araldo del Sole, il messaggero dell’Alba. Il suo canto è il richiamo dello Spirito: chiaro, inesorabile, che svela l’essenza. Sta al confine dei mondi — là dove finisce la notte e cominci Tu.
Accanto, la Gallina. Silenziosa. Respira calore. È il Grembo della Vita, la culla del chicco che diventerà mondo. In lei c’è la fertilità della terra, il sacrificio del corpo materno. Il suo silenzio è la saggezza che precede la parola.
Insieme sono un duetto dell’eternità, un promemoria che anche l’alba più luminosa nasce nelle tenebre, e il seme più fragile ha bisogno di calore.